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Le prime notizie su Compignano, il cui nome dovrebbe derivare da Giano, risalgono al 1240, quando Andrea di Giacomo, stato podestà di Firenze, era padrone di Compignano , castello a forma circolare munito al tempo già da torrioni. Nel XIII secolo erano molte le famiglie e i gruppi signorili che nel territorio Perugino erano possessori di più castelli (castra). Tra questi vi erano i Montemelini che al tempo potevano vantare un patrimonio castrense ragguardevole,
seppure territorialmente disperso. Passato così dal dominio feudale a quello comunale, Compignano ebbe presto un ponte sul Nestore che fu iniziato ad essere costruito nel 1275 e poi interrotto, dal comune di Perugia per circa vent’anni, per consentire la costruzione di quello di Deruta. Fu finito solamente nel 1296 Nel 1312, Compignano, fu saccheggiato e bruciato dal passaggio delle truppe dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo che devastarono sistematicamente tutti i castelli delle colline. Nel 1361 in mezzo alle continue ostilità tra nobili e popolani, il castello tentò di sottrarsi alla signoria di Perugia. Alcuni anni più tardi e precisamente nel 1398 Monaldo di Ripalvella, essendosi qui rifugiato con alcuni fuoriusciti perugini, tentò d’impossessarsene a scapito di Perugia. Gli stessi uomini che gli avevano agevolato il rifugio tra le mura del castello e che erano Giovanni di Lallo di Marsciano, Bruscoluccio di Rizio e Nicolò di Giovanni, lo fecero prigioniero e dichiararono di non volerlo rilasciare se non mediante lo sborso di una cospicua somma di denaro. Monaldo ricorse allora agli stessi magistrati perugini offrendo loro la restituzione del castello qual’ora fosse stato liberato, riottenendo così la libertà. Il Castello ritornò sotto i perugini, i quali esigettero da lui l’assicurazione che non avrebbe mai più molestato né il Comune di Perugia né le persone suddite o accomandate. Ai tre ribelli poi fu afflitta la condanna di 500 libbre di denari, furono rase al suolo le case e confiscati i beni, mentre a risarcimento degli abitanti caduti in miseria furono prestate quaranta corbe o rubbie di grano. Gia dal 1368 era nata una controversia fra Gerolamo e Ludovico dei Conti di Marsciano intorno ai confini di Poggio Aquilone e di Compignano , per essere poi ricomposta nel corso degli anni dal Magistrato di Perugia. Confini che chiudano e terminano la cura e parrocchia di S.Christofaro di Compignano di P.S.P.
Intorno al 1400 si hanno testimonianze, in Umbria, di un movimento religioso con la qualifica “dei Bianchi”, e se ne hanno notizie in fonti quali le visite apostoliche e pastorali come, ad esempio, di Spina, Compignano e Poggio Aquilone in diocesi di Perugia. Nel 1440 il castello era ritornato in possesso del conte Federico di Bernardino di Marsciano, il quale però, nel maggio dello stesso anno, lo pose sotto la protezione di Perugia. (cartina Italia nel 1400) Una testimonianza delle leggi che disciplinavano la vita di quei tempi è riportata dallo scrittore ‘Ascenzo Riccieri’ nello Statuto di Marsciano del 1531. Sui primi del XVII secolo Compignano fu dominio dei Monaldi e nel 1631 fu iniziata la costruzione del palazzo di
Benedetto Monaldi Baldeschi, vescovo di Perugia. Si hanno notizie sulle visite fatte da Monaldi al castello negli anni 1637 e nel 1641 dopo l’elezione a cardinale. Il castello di Compignano è stato quasi sempre compreso nel rione di porta San Pietro. Rappresentazione del territorio “PERVSINI” di Egantio Dante datata 1584 Dettaglio del territorio di Perugia con Compignano anno 1584 Rappresentazione del territorio dello Stato della Chiesa datato 1612 Dettaglio del territorio dello Stato Pontificio con Compignano anno 1612 Attraverso i censimenti dello Stato Pontificio ai primi dell’800, abbiamo alcune statistiche e censimenti del territorio marscianese con i paesi appodiati ai quali facevano riferimento alcune frazioni. Tra questi è presente anche Compignano, uno dei paesi più consistenti come numero d’abitanti e per ampiezza territoriale, memore di una realtà sociale ed un’eredità storica che ci porta lontano nel tempo. Un recente lavoro di ricerca negli archivi parrocchiali ha consentito di riprodurre con esattezza un censimento sulla popolazione del territorio compignanese sin dal 1771. Alcune vicende storiche legate a Compignano dall’Unificazione d’Italia fino al 1899 si hanno attraverso le attività
amministrative del Comune di Marsciano e del suo territorio. COMPIGNANO oggi Compignano è un paese sopraelevato e sporgente sulla valle del Nestore che qui descrive un ampio arco a ferro di cavallo. Il paese è collocato in un paesaggio agrario, ove sfuma il territorio pacato della collina e inizia quello accidentato che caratterizza la parte occidentale del marscianese; tratto d’unione tra la strada della collina e quella che costituisce il prolungamento di via sette Valli, l’antica via Orvietana. Oggi il Castello, aggraziato e silenzioso, mostra ancora l’antico impianto a scacchiera, sia pure con andamento circolare delle mura, ancora ben conservate. La porta d’accesso, che si apre su piazza della Vittoria, c’introduce dentro il piccolo borgo. Sopra la porta si erge una torre in pietra che, costruita nel XIII secolo e ricostruita nella prima metà del XVI, è l’unica che resta delle altre cinque torri che caratterizzavano il castello di Compignano. Sui resti di un’altra di queste torri, nei pressi della porta d’accesso, è stato costruito nel 1925 il campanile del paese. Addentrandoci per il borgo tramite la via che sale dalla porta d’accesso si giunge innanzi al palazzo gentilizio del Seicento, un tempo dei Monaldi e oggi proprietà Corneli. Di fronte a palazzo è situata la Chiesa Parrocchiale di San Cristoforo con le prime notizie storiche che si hanno già a partire dal 1266, nelle quali si riferisce che detta chiesa era soggetta per metà alla chiesa di San Valentino (dipendente a sua volta dalla Cattedrale di Perugina) e per l’altra metà al monastero di S.Pietro. Da un manoscritto custodito negli archivi parrocchiali si sa che nel XVII secolo la chiesa era a tetto, con un arco in mezzo. Sulla fine del ‘700, parroco don Giuseppe Codanti, fu ricostruita quasi per intero e con il tetto a volta, con cinque altari e con quadri dipinti da Anton Maria Garbi. Nel 1905, dopo la morte del parroco Vecchi, la chiesa venne ricostruita per intero pur mantenendo le caratteristiche originarie. Al suo interso oggi custodisce un dipinto su tela del XVII secolo rappresentante San Cristoforo, purtroppo oggi molto rovinato a causa dell’umidità, mentre su una nicchia situata sopra l’ingresso della parte sinistra della Chiesa si trova una statua lignea della Madonna con Bambino. Le volte del soffitto mostrano degli affreschi con Angeli nello sfondo. Proseguendo per le vie del paese c’immergiamo in una quiete e una tranquillità irreali, forse fuori tempo per la nostra civiltà frenetica e rumorosa ma sicuramente condizioni ideali per chi è alla ricerca di oasi di pace. Girovagando tra i vicoli medievali, non mancano gli antichi elementi in cotto che disegnano archi (finestre e porte) di stile quattrocentesco. In fondo all’altra via principale di Compignano, perpendicolare alla via che sale dalla porta di accesso, si trova la Chiesa della Madonna del Crocifisso, una piccola chiesa a mattoni in cotto costruita alla fine del XVI secolo e restaurata nel 1966; cappella privata dei Monaldi alla metà del XVII secolo, appartenne poi agli Ottavini che ne mantennero il possesso fino agli anni ’30 del ‘900 quando fu ceduta alla comunità compignanese. Questa piccola chiesa è molto importante poiché rappresenta un’ulteriore testimonianza del passaggio dei Dottori nel nostro territorio. All’interno essa custodisce infatti degli affreschi compiuti dal grande pittore perugino tra il 1921 e il 1922. Gerardo Dottori affrescò la chiesa sia sulle pareti che sulle volte, ma nel 1966, a causa della forte umidità che aveva rovinato gli affreschi, si rese necessario un restauro e furono così coperte d’intonaco bianco buona parte delle opere dell’artista. Si possono ammirare oggi solo due originali, una scena della vita di Gesù e precisamente “Gesù che parla alla folla” sulla parete di destra all’altezza dell’altare e due Angeli di grandi dimensioni, posti sopra, la porta d’ingresso, dipinti con colori molto tenui. L’affresco sulla parete di sinistra rappresentava Gesù che cacciava i mercanti dal tempio, ma dopo il restauro del 1966, questa scena è stata modificata dal restauratore Cascianelli e dell’originale si può ammirare molto poco. Contiguo alla Chiesa vi è un cortile, al quale vi si accede tramite un portone ligneo posto a fianco della Chiesa, nasconde al suo interno un pozzo della fine del XVI secolo oggi chiuso e su una parete recentemente ricostruita è stata rimessa una lapide di marmo del 1584 che riporta il testamento del sacerdote Baldus Baoldocius in cui si afferma di lasciare i beni della Chiesa del Crocifisso alla sua famiglia; l’edificio oggi ospita la sede d’associazioni di volontariato. Iscrizione della lapide di marmo del 1584
Iscrizione latina e traduzione della lapide di marmo del 1584 Compignano fu centro d’attività artigianali che dettero lustro al borgo: falegnami costruttori di carri, fabbri ed i bottai. Fino al 1915 circa fiorì anche l’arte dei tessuti (tovaglie, coperte, lenzuola) che uscivano dai telai a mano. Altra importante attività, nella quale si distinguevano alcuni uomini del paese, era quella dei fornaciai. Compignano da poco tempo si è ulteriormente arricchita da un punto di vista storico e culturale testimoniando e riscoprendo oggi l’antico mestiere dei fornaciai. L’8 dicembre 2001 è stata aperta la prima Antenna Museale del Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte; una realtà espositiva di piccole dimensioni, all’interno del borgo, che ha lo scopo di documentare il ruolo del castello, la sua vicenda storica e, soprattutto, il suo ruolo nell’attività della produzione del laterizio. L’antenna ha un sezione dedicata ad una tipica famiglia dei fornaciai del luogo la quale ha ricostruito il proprio albero genealogico e ha messo a disposizione il proprio materiale, consistente in produzioni e strumenti di lavoro. Un altra caratteristica è quella di avere una sezione adibita a laboratorio di lavorazione delle terrecotte, dove oltre a dimostrazioni pratiche il visitatore può anche toccare con mano quella che è la complessità del mestiere e cimentarsi nella lavorazione delle terrecotte. Scendendo da Compignano verso il vecchio mulino, ed attraversato il ponte sul Nestore si sale lungo una tortuosa strada fino al bivio con l’antica Via Orvietana in cui è visibile l’Antica Fornace del XVII secolo, pienamente recuperata e restaurata, oggi itinerario del Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte. A Compignano, ha inoltre sede il complesso bandistico Società Filarmonica Compignano che vanta più di cento anni, figurando fra i complessi più antichi e apprezzati dell’Umbria. La storia e le tradizioni umbre spesso sono riportate tramite detti e proverbi, che, espressi nei vari dialetti dell'Umbria hanno un fascino particolare.
Bibliografia: L’antica via Orvietana Quaderni marscianesi
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